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Acqua dell’oceano resa potabile in Kenya

Il primo impianto solare che trasforma l’acqua dell’oceano in potabile è stato installato in Kenya

Nella regione costiera di Kiunga, in Kenya, Africa orientale, un impianto di desalinizzazione alimentato a energia solare sta trasformando l’acqua del mare in acqua potabile.

Costruito in un mese e costato sui 500mila dollari, progettato per affrontare l’importante problema della carenza d’acqua potabile, servendosi dell’energia prodotta con pannelli solari, l’impianto è capace di generare 75mila litri di acqua potabile al giorno, soddisfacendo il fabbisogno di circa 25mila persone.

L’azienda che lo ha realizzato si chiama GivePower e ciò che sta facendo è convertire l’acqua salmastra del mare in acqua perfettamente bevibile e sana, attraverso un avanzato sistema di filtraggio e desalinizzazione.

Secondo l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo una persona su tre non ha accesso all’acqua potabile. Il rapporto rivela anche che circa un miliardo e 800 milioni di persone hanno ottenuto accesso all’acqua a partire dal 2000, ma con vaste disuguaglianzequanto a accessibilità, disponibilità e qualità dei servizi idrici.

GivePower ha cominciato la sua attività nel 2013, come branca senza scopo di lucro della società produttrice di pannelli solari SolarCity, ma ne è diventata una spin-off prima che SolarCity si fondesse con Tesla nel 2016 per concentrarsi sulla costruzione di sistemi a energia solare capaci di fornire elettricità nei Paesi in via di sviluppo.

La ong ha installato impianti a energia solare in più di 2mila e 600 località, soprattutto scuole, ospedali e villaggi in diciassette Paesi.

La tecnologia per la desalinizzazione non è a buon mercato, dato che necessita di pompe ad alta potenza e che quindi consuma un sacco di energia.

“Il passo successivo – spiega Hayes Barnard, il fondatore di GivePower – sarà sviluppare impianti più piccoli, modulari, che usino una sola pompa e che si allaccino a una rete da 15 kilowatt alimentata da batterieTesla”.

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